“Scinnemu a mari vecciu?” : La Tonnara Di Avola

Ripercorriamo la storia della Tonnara di Avola

“Scinnemu a mari vecciu?” : La Tonnara Di Avola
Dipinto e fotografia realizzati da me per colmare il vuoto lasciato dal crollo dell'arco della Tonnara di Avola.

“Scinnemu a mari vecciu?” : La Tonnara Di Avola

“Scinnemu a mari vecciu?” (“Scendiamo a mare vecchio?”): quando ero una bambina ricordo che questa era una delle domande che più mi facevano felice: significava che papà stava per portarmi giù al mare, in quella parte della città lontana da ogni rumore del traffico, in quell’angolo di pace immerso nella storia di Avola. Bastava scendere giù tra le barche lasciate sulla piccola spiaggia per immergersi in quel ritaglio di Avola che più caratterizza i miei ricordi, zona imbevuta di quell’indimenticabile odore di mare, di salsedine e di alghe, immersa in una emozionante e ricca tradizione.

Avola è un comune appartenente alla provincia di Siracusa, inizialmente situato sui Monti Iblei (“Ravula Veccia”o Avola Antica), successivamente distrutto a causa di un terremoto nel 1693 e poi ricostruito e rinato un po’ più in basso, giù sulla vallata. Avola, città dalla caratteristica pianta esagonale, vanta una storia affascinante, è il luogo della mandorla, dei limoni e del famoso vino Nero d’Avola, essa è ricca di aree naturali (tra cui i laghetti di Cavagrande e la pineta del gelsomineto, spiaggia della Marchesa) e di bellissime architetture.

Avola si suddivide in tre parti: il centro storico, la zona montana e la marina di Avola, una volta chiamata “mare vecchio”. È proprio a “mare vecchio” che si erge una delle più grandi tonnare della sicilia: la Tonnara di Avola. Costruita durante la prima metà del 1.600, inizialmente proprietà del demanio marittimo, successivamente viene affittata e venduta, divenendo così proprietà privata. Visti i danni causati dal terremoto è al 1.700 che risalgono i primi lavori di ristrutturazione e anche l’aggiunta di un palazzo di cui usufruiva la famiglia Tornabene, famiglia che, dopo la Baronessa  Anna Conforto, aveva preso in gestione la tonnara.

Oggi, purtroppo, la Tonnara di Avola, date le sue condizioni di degrado e le sue rimanenti strutture pericolanti, è inagibile ed è possibile visitarla solo dall’esterno essendo sconsigliato inoltrarsi tra le sue rovine. Visitando la Tonnara possiamo, anche dall’esterno, facilmente scorgere gli altissimi pilastri che anticamente sorreggevano il tetto della tonnara, ormai crollato. Ciò che rimane della Tonnara in questo momento è solamente un insieme di magazzini senza tetto in cui una volta si praticava la cosiddetta “mattanza”, tecnica tradizione di pesca del tonno (o meglio: ‘A tunnina) sviluppata già dall’uomo primitivo e ormai in disuso a causa della sempre più diffusa pesca industriale. Questa tecnica di pesca prevedeva il posizionamento di reti in mare (lunghe anche 4 o 5 km) disposte in modo da condurre il tonno nella “camera della morte” per farlo poi affiorare. All’interno della tonnara, inoltre si conservava e si lavorava il pesce pescato. Qui erano presenti le zone in cui si essiccava il tonno, le aree in cui si cuoceva il pesce e quelle in cui venivano sistemati il sale, l’olio, ma anche quelle parti in cui venivano riposte le barche da pesca e tutta l’attrezzatura che serviva ai pescatori. Scendendo verso il mare,  invece, possiamo proseguire lungo il molo (‘U molu) utilizzato un tempo come attracco e da cui le barche venivano calate in mare.

Per tantissimo tempo la più bella caratteristica di Avola è stata l’incantevole arco della Tonnara. Oggi, sfortunatamente, quell’arco non c’è più. Il giorno del capodanno del 2015 ha segnato un doloroso capitolo per la città di Avola: quell’1 gennaio del 2015, dopo una lunga notte di maltempo, l’arco della Tonnara dalle instabili condizioni è crollato giù e con “lui” si è distrutta una magnifica ed importantissima parte di tradizione avolese, luogo impregnato dal costante e faticoso lavoro dei pescatori, posto di quei marinai innamorati di quell’incantevole porzione di terra. Quella mattina tutti i cittadini avolesi si sono risvegliati con un vuoto incolmabile nel cuore e un pezzo del loro passato in frantumi. C’era una volta un pezzo di storia, uno dei più bei simboli di Avola, lo scorcio più magico di mare vecchio. L’arco della Tonnara ha portato sulle spalle un infelice destino. L’arco della Tonnara adesso non c’è e non ci sarà più. Rimangono al suo posto solo un mucchio di sassi, un cumulo di tristi macerie disordinate ed abbandonate.